Not only gluten-free

La celiachia nel quotidiano tra pentole e provette

8 Agosto 2007

La pandemia del Saharawi

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Darwin, bimestrale di scienze, nello speciale Alimentazione, pubblica un articolo del professor Carlo Catassi dal titolo “Il passato remoto della celiachia“: un report sulla ricerca da lui condotta sul popolo Saharawi.

Il popolo Saharawi - si legge - ha fornito e continua a fornire interessanti notizie sui meccanismi di interazioni tra geni e ambiente sia in termini patogenetici che evoluzionistici.

Qualche dato……La celiachia secondo dati già raccolti, raggiunge il 5,6%. Le analisi proseguiranno e si stima che su una popolazione infantile di 43.000 soggetti si possa arrivare a 2.400 diagnosi di questa intolleranza.

Chi sono i Saharawi? Un popolo di profughi, con origini berbere, che ha sempre popolato il deserto del Sahara ma che oggi, per motivi politici, è costretto a vivere in tendopoli in Algeria.


L’assetto genetico di questa popolazione, non è sufficiente a spiegare l’alta incidenza. Infatti sono state confrontate due popolazioni che ha parità di frequenza delle varianti genetiche che predispongono alla malattia hanno un’incidenza profondamente diversa. La popolazione del Sarahawi ha un incidenza 5 volte superiore a quella della Sardegna.

Dunque quale altro fattore è così determinante? Le abitudini alimentari.

Nel secolo scorso le abitudini alimentari sono cambiate radicalmente. Per millenni la loro dieta era priva di glutine e l’allattamento al seno dei bambini era protratto fino ai due anni di vita. Il divezzamento molto tardivo iniziava utilizzando farine di datteri e altri alimentai privi di glutine.

In seguito alla colonizzazione spagnola - nel giro di due generazioni - la dieta si è modificata e attualmente i bambini sono divezzati al mese di vita con alimenti ricchi di glutine quali il pane.

Da queste osservazioni il prof. Catassi ritiene che:

  • le antiche abitudini alimentari, anche negli individui geneticamente a rischio, hanno determinano una celiachia sfumata, con gradi molto modesti di atrofia intestinale;
  • tale situazione potrebbe essere un vantaggio evoluzionistico. Infatti una modesta atrofia della mucosa intestinale mancherebbe di molecole che fungono da recettori per i patogeni intestinali;
  • le cellule che ricoprono il lume intestinale del celiaco sono più immature e pertanto più proponse alla secrezione di acqua ed elettroliti, facilitando l’allontanamento dei microbi colonizzanti;
  • infine, un modesto infiltrato linfocitario si accompagnerebbe a risposte immunologiche di difesa contro i sopracitati patogeni frequenti in quella regione del Nord Africa.
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