IL2 e IL21 tra i fattori di rischio
IL2, IL21, TENR e KIAA1109 sono i quattro geni individuati nel cromosoma 4, dal prof. David van Heel e i suoi colleghi della Queen Mary University of London.
Il gruppo di ricercatori ha condotto uno studio associativo di carattere genetico sulla celiachia sia nella popolazione inglese che olandese e irlandese. Lo studio ha visto il coinvolgimento di un gruppo di persone sane e un gruppo di celiaci. Questi ultimi non avevano una sequenza di DNA sul cromosoma 4 considerata protettiva. In questa area sono presenti i quattro geni strettamente associati tra loro che proteggono dalla celiachia.
Tra questi IL2 e IL21 - geni che codificano per le riapettive interleuchine -sono i più promettenti poichè lo studio ha evidenziato che i soggetti sani hanno l’interleuchina2 e l’interleuchina 21, due proteine protettive, sintettizzate dai globuli bianchi, in grado di controllare le infiammazioni e che sono assenti nei celiaci.
Queste le parole di David van Heel - "Noi già conoscevamo che individui con celiachia hanno un tipo di tessuto che riconosce il glutine. Non sapevamo perché gli individui sani che hanno lo stesso tipo di tessuto non sviluppano sintomi o malattia. La nostra scoperta dei geni che codificano per l’interleuchina è importante e ci aspettiamo di trovare più fattori di rischio per la celiachia attraverso uno studio più approfondito. Procedere all’ulteriore mappatura di questa regione sarà necessario se si vorranno capire quali sono i meccanismi attraverso i quali queste varianti proteggono dalla celiachia".
Domani l’articolo sarà pubblicato su Nature Genetics.




CELIACHIA, NUOVE ARMI NELLA LOTTA AL GLUTINE
ROMA - La lotta al glutine, la proteina che scatena la risposta tossica in chi è affetto dal morbo celiaco, può essere fatta direttamente nella farina. Lo dimostrano due studi italiani pubblicati in questi giorni. I ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità hanno sviluppato in collaborazione con il Cnr di Avellino e con l’università di Bari un metodo per ‘predigerire’ il glutine all’interno della farina tramite una miscela di lattobacilli ed enzimi. Nello studio, apparso su Applied Environmental Microbiology, si dimostra che la farina particolare, testata sul sangue di pazienti celiaci non genera la risposta immunitaria. “La sola terapia oggi disponibile per il morbo celiaco è la dieta con alimenti privi di glutine, derivati da farine alternative a quella di grano, ma insipidi, cari e nutrizionalmente poveri spiegano Marco Gobbetti dell’Università di Bari e Massimo De Vincenzi dell’Iss - i nostri studi sono volti ad eliminare dal frumento le frazioni delle gliadine e glutenine, responsabili dell’intolleranza, per poter assicurare un alimentazione il più possibile normale e simile a quella con materie prime a base di grano”. Un altro approccio è stato testato sempre dai ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino, in uno studio pubblicato dalla rivista Gastroenterology. Gli scienziati hanno messo a punto una ‘maschera’ per il glutine che consiste in alcuni amminoacidi (piccole molecole organiche) che legano la parte della proteina che scatena la risposta immunitaria. I legami vengono ‘aiutati’ da alcuni enzimi già utilizzati nell’industria alimentare. L’intero processo, che viene effettuato durante la lavorazione delle farine è stato brevettato, e ora è in attesa di di applicazione industriale. “I nuovi legami introdotti nella molecola di glutine - precisa Mauro Rossi, che ha coordinato lo studio - rimangono intatti nell’intestino, ma poi sono scissi a livello renale per cui non si accumulano nell’organismo. Dai test in vitro si vede che i linfociti, cioé le cellule immunitarie, non riconoscono il glutine.
ho csaricato l’articolo sopra dall’ansa dim oggiCELIACHIA, NUOVE ARMI NELLA LOTTA AL GLUTINE
ROMA - La lotta al glutine, la proteina che scatena la risposta tossica in chi è affetto dal morbo celiaco, può essere fatta direttamente nella farina. Lo dimostrano due studi italiani pubblicati in questi giorni. I ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità hanno sviluppato in collaborazione con il Cnr di Avellino e con l’università di Bari un metodo per ‘predigerire’ il glutine all’interno della farina tramite una miscela di lattobacilli ed enzimi. Nello studio, apparso su Applied Environmental Microbiology, si dimostra che la farina particolare, testata sul sangue di pazienti celiaci non genera la risposta immunitaria. “La sola terapia oggi disponibile per il morbo celiaco è la dieta con alimenti privi di glutine, derivati da farine alternative a quella di grano, ma insipidi, cari e nutrizionalmente poveri spiegano Marco Gobbetti dell’Università di Bari e Massimo De Vincenzi dell’Iss - i nostri studi sono volti ad eliminare dal frumento le frazioni delle gliadine e glutenine, responsabili dell’intolleranza, per poter assicurare un alimentazione il più possibile normale e simile a quella con materie prime a base di grano”. Un altro approccio è stato testato sempre dai ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino, in uno studio pubblicato dalla rivista Gastroenterology. Gli scienziati hanno messo a punto una ‘maschera’ per il glutine che consiste in alcuni amminoacidi (piccole molecole organiche) che legano la parte della proteina che scatena la risposta immunitaria. I legami vengono ‘aiutati’ da alcuni enzimi già utilizzati nell’industria alimentare. L’intero processo, che viene effettuato durante la lavorazione delle farine è stato brevettato, e ora è in attesa di di applicazione industriale. “I nuovi legami introdotti nella molecola di glutine - precisa Mauro Rossi, che ha coordinato lo studio - rimangono intatti nell’intestino, ma poi sono scissi a livello renale per cui non si accumulano nell’organismo. Dai test in vitro si vede che i linfociti, cioé le cellule immunitarie, non riconoscono il glutine.
ho csaricato l’articolo sopra dall’ansa dim oggi<. se ne pu0′ sapere di piu’.
Scritto da giovanni migliaccio, il 25 Giugno, 2007 at 21:57
ma quali sono i tempi mediamente previsti affinchè tutto ciò possa tornare utili ai malati celiaci???
il mio medico ha detto che l’unico rimedio sarà il vaccino, ma quanto ci vorrà ancora??
grazie a tutti se risponderete
Scritto da alessandro, il 27 Agosto, 2007 at 13:23
Ciao Alessandro
i tempi sonop molto lunghi la ricerca che sembra essere più vicina alla sua applicazione è quella su AT1001. A breve avremo la famosa pillola per i celiaci. Per le altre strade che si stanno perseguendo sono tutte valide, non ne esiste una migliore dell’altra. Ripeto sono comunque soluzioni valide. Letizia
Scritto da letizia saturni, il 4 Settembre, 2007 at 10:16
Ciao. Mi chiedo se tutti gli interessi economici che ruotano attorno alle industrie che producono e commercializzano i prodotti gluten-free non siano di fatto l’unico terribile ostacolo presente e futuro per ridare finalmente un pò di sollievo a quanti desiderino vivere fuori casa con un pò di serenità. Nei piccoli centri è ancora catastrofico muoversi, soprattutto quando un bambino ti chiede la pizza, il gelato, il tramezzino e deve accontentarsi di un cappuccino o delle patatine in bustina. Per contro, tuttavia, anche lo Stato ha interessi molto consistenti a trovare alternative ai contributi concessi ai celiaci e questo potrebbe spingere ad accelerare la ricerca. Allo stato attuale, però, è mia convizione che gli interessi economici privati superino di gran lunga qualsiasi volontà statale. E’ davvero strano che si temporeggi tanto a trovare e diffondere delle cure, dei rimedi e dei vaccini dopo che praticamente tanto si è scoperto. Perchè nessuna industria si affretta ad accaparrarsi la miscela di enzimi e lactobacilli che a costi praticamente trascurabili (il maggiore sarebbe quello di dotarsi di un settore o stabilimento che non utilizzi farine e cerali contaminanti)renderebbero i cibi sicuri con un gusto simile ai cibi contenenti glutine? perchè la sperimentazione della famosa pillola procede tanto a rilento? tanto tempo non venne impiegato nemmeno per autorizzare su pazienti con malattie autoimmuni la somministrazione dei farmaci cd biologici! Perchè non si impone ai punti di ristorazione di dotarsi obbligatoriamente di una sezione senza glutine, al pari dell’abolizione delle barriere architettoniche o della presenza dei servizi igienici?tanto sempre di diritti umani fondamentali e di bisogni essenziali stiamo parlando. La celiachia non sarebbe tanto problematica se vi fosse maggiore possibilità di alimentarsi fuori casa con tranquillità. Se i costi dei prodotti scendesse, com’è ragionevole che succeda. Perchè l’associazione dei medici non interviene? non prende posizione clamorosamente? Si temporeggia, perchè alla fine è l’economia che deve girare, per tutti! E si fa un gran parlare… non siamo stupidi, vogliamo fatti concreti, alternative, soluzioni e non parole che incrementino il mercato dei finanziamenti alla ricerca. Si può fare, già ora, un grande passo avanti per chi è intollerante al glutine… perchè invece è un anno che leggiamo gli stessi articoli e i messaggi sapientemente ponderati per somministrare piccole gocce di speranza? Saluti, Elena
Scritto da elena, il 25 Ottobre, 2007 at 00:01
Ottima riflessione e ottimi spunti su cui discutere. Comunque per il freno da parte delle aziende non credo poichè tutte le soluzione proposte fin’ora dalla ricerca non sarebbero risolutive e il celiaco continuerebbe ad aver bisogno dei prodotti gluten-free.
Per l’alimentazione fuori casa mi sembra che si stia facendo tanto e nuovi progetti sono stati attivati (progetto bar e cègusto). Non è facile da parte dell’associazione raggiungere tutti i punti del territorio nazionale quindi…. comuqneu qualsiasi aiuto possa venire dal celiaco non viene mai rifiutato anzi più siamo a lavorare e meglio andranno le cose, soprattutto se a muoversi sono i diretti interessati.
L’idea di rendere obbligatorio il senza glutine è un po troppo. Il senza glutine ha bisogno di certe garanzie che non tutte le strutture della ristorazione posso dare e imlicherebbe un impegno in termini di controlli enorme. Meglio poche strutture ma sicure puttosto tante ma lasciate a se.
Discorso prezzi hai perfettamente ragione, sono prezzi estremamente alti e non giustificati dalla qualità delle materie prime utilizzate. Più che i medici credo che dovrebbe essere l’associazione a muoversi in modo incisivo. Stessa cosa vale per l’informazione.
grazie per il tuo contributo, Letizia
Scritto da Letizia Saturni, il 29 Ottobre, 2007 at 11:43