Not only gluten-free

La celiachia nel quotidiano tra pentole e provette

1 Febbraio 2007

Il nutrizionista un aiuto per il celiaco

"Il compito della consulenza nutrizionale è offrire ai celiaci informazioni e nozioni dopo la diagnosi, indicare alternative praticabili per la vita di tutti i giorni, dissipando i timori" (1). Queste le parole di Astrid Wächtershäuser dell’Università J. W. Goethe, Gastroenterologia/Centro di ricerca sui medicinali, Sviluppo e sicurezza, Francoforte sul Meno.

E in Italia come vanno le cose? Dopo la diagnosi di celiachia chi aiuta il celiaco a vivere nel quotidiano la sua nuova condizione? Non è forse arrivato il momento di pensare ad una equipe multidisciplinare?

La mia esperienza personale? Oltre al foglio del referto mi è stato messo in mano un foglio, meglio una fotocopia, dove si riportavano gli  "alimenati SI" e gli  "alimenti NO". Tutto qui! E voi?

Un Commento a “Il nutrizionista un aiuto per il celiaco”

  1. La nostra esperienza (mi permetto di definirla tale perché ho partecipato, ma soprattutto, l’esperienza di Francesca), è che il celiaco è un malato, e come tale va trattato. Non si pensa minimamente ad alcuni dei lati positivi (sic!) di questa allergia. In primis, l’allargamento a 360 gradi della propria dieta, che nella nostra civiltà grano-centrica (anche a costo di importare frumento dagli antipodi strapesticidizzato) è cosa sconosciuta. Non a caso, vengono proposti surrogati di pane, pasta, e cose del genere. Che vanno bene, ok, ma nessuno si cura che siano anche *buone*, *ottime*, *eccellenti*. L’importante, come il metadone, è che siano il più fedeli possibile agli originali.

    Ecco, l’idea è che sembra che il celiaco, per espiare la propria colpa di non mangiare il grano, debba scordarsi del piacere della buona tavola. Senza considerare che esistono ottimi risi, ottime polente, ottimi piatti, anche senza glutine.

    Ma ne dovremo riparlare. Piuttosto, un giorno di questi ti chiamo, ok?

    Ciao e grazie!

Lascia un commento