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	<title>Commenti a: Grano OGM = aumento dei casi di celiachia e altro&#8230;.</title>
	<link>http://nogf.san-lorenzo.com/2007/01/grano_ogm_aumento_dei_casi_di_.html</link>
	<description>La celiachia nel quotidiano tra pentole e provette</description>
	<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 15:08:31 +0000</pubDate>
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		<title>By: Capitan Angi</title>
		<link>http://nogf.san-lorenzo.com/2007/01/grano_ogm_aumento_dei_casi_di_.html#comment-4342</link>
		<author>Capitan Angi</author>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 09:58:34 +0000</pubDate>
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		<description>Senza dubbio i prodotti sono migliorati, ed anche la qualità della vita di un celiaco. 

Ma è innegabile che bisognerebbe fare ricerca anche (e molto) in quella direzione lì. 

Altrimenti si rischia di asciugare gli scogli con l'accendino...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Senza dubbio i prodotti sono migliorati, ed anche la qualità della vita di un celiaco. </p>
<p>Ma è innegabile che bisognerebbe fare ricerca anche (e molto) in quella direzione lì. </p>
<p>Altrimenti si rischia di asciugare gli scogli con l&#8217;accendino&#8230;</p>
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		<title>By: carla</title>
		<link>http://nogf.san-lorenzo.com/2007/01/grano_ogm_aumento_dei_casi_di_.html#comment-83</link>
		<author>carla</author>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2007 23:13:19 +0000</pubDate>
		<guid>http://nogf.san-lorenzo.com/2007/01/grano_ogm_aumento_dei_casi_di_.html#comment-83</guid>
		<description>buonasera,
sono molto felice di aver trovato un sito dove posso rivolgerle un mio dubbio. allora due anni fa mi hanno diagniosticato la celiachia poichè non stavo bene non digerivo ero nauseata insomma tutti i sintomi...ma la mia curiosita' è che da poco ho fatto la mock ed hanno riscontrato MANCANZA DI CALCIO AI FEMORI,le volevo chiedere questa è la prova schiacciante che la celiachia non mi ha permesso di crescere molto? sono 1 E 60 ma ad esempio mia sorella celiaca anche lei e senza sintomi è 1 e 75.la ringrazio per la risposta per me MOLTO IMPORTANTE grazie
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		<content:encoded><![CDATA[<p>buonasera,<br />
sono molto felice di aver trovato un sito dove posso rivolgerle un mio dubbio. allora due anni fa mi hanno diagniosticato la celiachia poichè non stavo bene non digerivo ero nauseata insomma tutti i sintomi&#8230;ma la mia curiosita&#8217; è che da poco ho fatto la mock ed hanno riscontrato MANCANZA DI CALCIO AI FEMORI,le volevo chiedere questa è la prova schiacciante che la celiachia non mi ha permesso di crescere molto? sono 1 E 60 ma ad esempio mia sorella celiaca anche lei e senza sintomi è 1 e 75.la ringrazio per la risposta per me MOLTO IMPORTANTE grazie</p>
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		<title>By: Massimo Cannatà</title>
		<link>http://nogf.san-lorenzo.com/2007/01/grano_ogm_aumento_dei_casi_di_.html#comment-82</link>
		<author>Massimo Cannatà</author>
		<pubDate>Sat, 13 Jan 2007 11:59:15 +0000</pubDate>
		<guid>http://nogf.san-lorenzo.com/2007/01/grano_ogm_aumento_dei_casi_di_.html#comment-82</guid>
		<description>che ne penso?, ecco cosa penso...
studio Scienze e Tecnologie Alimentari, durante le lezioni di biologia vegetale il professore ci mostra una foto con una spiga di grano degli anni 40 (piccola, gracile e curva) e una con una spiga di grano com'è adesso (alta, robusta e almeno il triplo di dimensioni). Come è successo tutto questo? semplice, se prima una spiga rendeva uno, adesso rende tre, a vantaggio certamente delle produzioni industriali. Come hanno fatto? hanno usato un metodo definito "bombardamento radiattivo" che aveva lo scopo (tramite radiazioni) di mutare la componente genetica delle piante.Chi lo ha fatto? nel dopoguerra anche la Barilla
E allora, cosa ho pensato, ma posso anche sbagliarmi, che a causa di queste modificazioni genetiche anche la gliadina abbia subito una trasformazione rendendosi "irriconoscibile" dal nostro organismo e come tale viene "attaccata" dagli anticorpi per essere eliminata.. celiachia?
E siccome per adesso, non ho una controprova certa, posso non supporre che questa tesi sia corretta?

In una ricerca è venuto fuori questo articolo, provate a leggerlo:

Come una modificazione genetica può portare un'intolleranza epidemica. 
 I segreti della Celiachia
Claudia Benatti – tratto da AAM Terranuova n.193

E’ mai possibile che la diffusione pressoché «epidemica» della celiachia, cioè dell'assoluta intolleranza al glutine che può innescare anche gravi patologie conseguenti, possa essere dovuta ad una modificazione genetica approntata sul frumento? Questa ipotesi non è nuova e su di essa si sono spesso avventati, smentendola con ferocia, i sostenitori delle biotecnologie e dei cibi Ogm. Ma ora, grazie all'intuizione di uno scienziato di esperienza pluridecennale in campo medico, pare possa arricchirsi di ulteriori dettagli, chiarendosi all'opinione pubblica.
Un frumento nanizzato
Il professor Luciano Pecchiai, storico fondatore dell'Eubiotica in Italia e attuale primario ematologo emerito all'ospedale Buzzi di Milano, ha avanzato una spiegazione di questa possibile correlazione causa-effetto su cui occorrerebbe produrre indagini scientifiche ed epidemiologiche accurate. «E’ ben noto che il frumento del passato era ad alto fusto - spiega Pecchial - cosicchè facilmente allettava, cioè si piegava verso terra all'azione del vento e della pioggia. Per ovviare a questo inconveniente, in questi ultimi decenni il frumento è stato quindi per così dire “nanizzato” attraverso una modificazione genetica». 
Appare fondata l'ipotesi che la modifica genetica di questo frumento sia correlata ad una modificazione della sua proteina e in particolare di una frazione di questa, la gliadina, proteina basica dalla quale per digestione peptica-triptica si ottiene una sostanza chiamata frazione III di Frazer, alla quale è dovuta l'enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento caratteristico della celiachia.
«E’ evidente - ammette lo stesso Pecchiai - la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine». E non è da escludere che sia proprio questo uno degli scogli più difficili da superare. 
400.000 malati in Italia
La riconversione della produzione, una volta che questa sia entrata a regime e abbia prodotto i risultati economici sperati, diviene impresa assai ardua e incontrerebbe senza dubbio molte resistenze. Di qui la probabile mancanza di interesse ad approfondire una simile ipotesi per trovarne l'eventuale fondamento.
D'altra parte, nessuno ancora ha trovato una spiegazione al fatto che l'incidenza della celiachia è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni e l'allarme non accenna a rientrare. «Mentre qualche decennio fa l'incidenza della malattia era di 1 caso ogni mille o duemila persone, oggi siamo giunti a dover stimare 1 caso ogni 100 o 150 persone», spiega Adriano Pucci, presidente dell'Associazione Italiana Celiachia. «Siamo dunque nell'ordine, in Italia, di circa 400 mila malati, di cui però soltanto 55 mila hanno ricevuto una diagnosi certa e seguono una dieta che può salvare loro la vita». 
In molti sostengono che l'aumento dei casi di celiachia sia una conseguenza del miglioramento delle tecniche diagnostiche, ma la spiegazione non convince, appare eccessivamente semplicistica e riduttiva. Fatto sta che, anziché cercare spiegazioni sulle cause, cosa che permetterebbe di provvedere poi alla loro rimozione, la ricerca oggi percorre direzioni opposte, ipotizzando e sperimentando ulteriori modificazioni genetiche del frumento stesso per «deglutinare», cioè privare del glutine, ciò che ne è provvisto o «immettere» nel frumento caratteristiche proprie di cereali naturalmente privi di glutine. 
Il mistero dei Creso
A proposito torna alla mente una questione dibattuta qualche anno fa alla quale non è mai stata fornita risposta e che rimane a tutt'oggi un problema apertissimo e attuale: il cosiddetto grano Creso. Nel 1974, all'insaputa dei più, viene iscritto nel Registro varietale del grano duro il Creso. Nove anni dopo, la superficie coltivata a Creso in Italia era passata da pochi ettari a oltre il 20% del totale, con 15 milioni di quintali l'anno per un valore, di allora, di circa 600 miliardi di vecchie lire.
Da una pubblicazione del 1984 si ricavò poi che quel grano era stato «inventato» e sviluppato presso il centro di studi nucleari della Casaccia (1). Nel lavoro, come ricordò nel 2000 anche il fisico Tullio Regge su Le Scienze, si sottolineava l'efficacia della mutagenesi e l'introduzione di nuovo germoplasma e di ibridazioni interspecifiche. 
In sostanza, il Creso era il risultato dell'incrocio tra una linea messicana di Cymmit e una linea mutante ottenuta trattando una varietà con raggi X. Per altre varietà in commercio erano stati utilizzati neutroni termici. In che misura, per esempio, il consumo continuativo di questo frumento può avere influenzato l'organismo di chi lo ha ingerito? Non si sa, né pare che alcuno voglia scoprirlo. Lo stesso Regge si limitò ad affermare che comunque «lo hanno mangiato tutti con grande gusto».
E se la celiachia fosse il risultato di decenni di ripetuti e differenti interventi sulle varietà di grano che sta alla base della maggior parte del cibo che mangiamo? Chissà se a qualcuno, prima o poi, verrà voglia di capirlo. 
Claudia Benatti 
Note
«Il miglioramento genetico dei frumento duro: bilancio di un ventennio di attività» su L’informatore Agrario, Verona 40, n. 29, 1984, di Bozzini, Mosconi, Rossi, Scarascia-Mugnozza

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		<content:encoded><![CDATA[<p>che ne penso?, ecco cosa penso&#8230;<br />
studio Scienze e Tecnologie Alimentari, durante le lezioni di biologia vegetale il professore ci mostra una foto con una spiga di grano degli anni 40 (piccola, gracile e curva) e una con una spiga di grano com&#8217;è adesso (alta, robusta e almeno il triplo di dimensioni). Come è successo tutto questo? semplice, se prima una spiga rendeva uno, adesso rende tre, a vantaggio certamente delle produzioni industriali. Come hanno fatto? hanno usato un metodo definito &#8220;bombardamento radiattivo&#8221; che aveva lo scopo (tramite radiazioni) di mutare la componente genetica delle piante.Chi lo ha fatto? nel dopoguerra anche la Barilla<br />
E allora, cosa ho pensato, ma posso anche sbagliarmi, che a causa di queste modificazioni genetiche anche la gliadina abbia subito una trasformazione rendendosi &#8220;irriconoscibile&#8221; dal nostro organismo e come tale viene &#8220;attaccata&#8221; dagli anticorpi per essere eliminata.. celiachia?<br />
E siccome per adesso, non ho una controprova certa, posso non supporre che questa tesi sia corretta?</p>
<p>In una ricerca è venuto fuori questo articolo, provate a leggerlo:</p>
<p>Come una modificazione genetica può portare un&#8217;intolleranza epidemica.<br />
 I segreti della Celiachia<br />
Claudia Benatti – tratto da AAM Terranuova n.193</p>
<p>E’ mai possibile che la diffusione pressoché «epidemica» della celiachia, cioè dell&#8217;assoluta intolleranza al glutine che può innescare anche gravi patologie conseguenti, possa essere dovuta ad una modificazione genetica approntata sul frumento? Questa ipotesi non è nuova e su di essa si sono spesso avventati, smentendola con ferocia, i sostenitori delle biotecnologie e dei cibi Ogm. Ma ora, grazie all&#8217;intuizione di uno scienziato di esperienza pluridecennale in campo medico, pare possa arricchirsi di ulteriori dettagli, chiarendosi all&#8217;opinione pubblica.<br />
Un frumento nanizzato<br />
Il professor Luciano Pecchiai, storico fondatore dell&#8217;Eubiotica in Italia e attuale primario ematologo emerito all&#8217;ospedale Buzzi di Milano, ha avanzato una spiegazione di questa possibile correlazione causa-effetto su cui occorrerebbe produrre indagini scientifiche ed epidemiologiche accurate. «E’ ben noto che il frumento del passato era ad alto fusto - spiega Pecchial - cosicchè facilmente allettava, cioè si piegava verso terra all&#8217;azione del vento e della pioggia. Per ovviare a questo inconveniente, in questi ultimi decenni il frumento è stato quindi per così dire “nanizzato” attraverso una modificazione genetica».<br />
Appare fondata l&#8217;ipotesi che la modifica genetica di questo frumento sia correlata ad una modificazione della sua proteina e in particolare di una frazione di questa, la gliadina, proteina basica dalla quale per digestione peptica-triptica si ottiene una sostanza chiamata frazione III di Frazer, alla quale è dovuta l&#8217;enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento caratteristico della celiachia.<br />
«E’ evidente - ammette lo stesso Pecchiai - la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine». E non è da escludere che sia proprio questo uno degli scogli più difficili da superare.<br />
400.000 malati in Italia<br />
La riconversione della produzione, una volta che questa sia entrata a regime e abbia prodotto i risultati economici sperati, diviene impresa assai ardua e incontrerebbe senza dubbio molte resistenze. Di qui la probabile mancanza di interesse ad approfondire una simile ipotesi per trovarne l&#8217;eventuale fondamento.<br />
D&#8217;altra parte, nessuno ancora ha trovato una spiegazione al fatto che l&#8217;incidenza della celiachia è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni e l&#8217;allarme non accenna a rientrare. «Mentre qualche decennio fa l&#8217;incidenza della malattia era di 1 caso ogni mille o duemila persone, oggi siamo giunti a dover stimare 1 caso ogni 100 o 150 persone», spiega Adriano Pucci, presidente dell&#8217;Associazione Italiana Celiachia. «Siamo dunque nell&#8217;ordine, in Italia, di circa 400 mila malati, di cui però soltanto 55 mila hanno ricevuto una diagnosi certa e seguono una dieta che può salvare loro la vita».<br />
In molti sostengono che l&#8217;aumento dei casi di celiachia sia una conseguenza del miglioramento delle tecniche diagnostiche, ma la spiegazione non convince, appare eccessivamente semplicistica e riduttiva. Fatto sta che, anziché cercare spiegazioni sulle cause, cosa che permetterebbe di provvedere poi alla loro rimozione, la ricerca oggi percorre direzioni opposte, ipotizzando e sperimentando ulteriori modificazioni genetiche del frumento stesso per «deglutinare», cioè privare del glutine, ciò che ne è provvisto o «immettere» nel frumento caratteristiche proprie di cereali naturalmente privi di glutine.<br />
Il mistero dei Creso<br />
A proposito torna alla mente una questione dibattuta qualche anno fa alla quale non è mai stata fornita risposta e che rimane a tutt&#8217;oggi un problema apertissimo e attuale: il cosiddetto grano Creso. Nel 1974, all&#8217;insaputa dei più, viene iscritto nel Registro varietale del grano duro il Creso. Nove anni dopo, la superficie coltivata a Creso in Italia era passata da pochi ettari a oltre il 20% del totale, con 15 milioni di quintali l&#8217;anno per un valore, di allora, di circa 600 miliardi di vecchie lire.<br />
Da una pubblicazione del 1984 si ricavò poi che quel grano era stato «inventato» e sviluppato presso il centro di studi nucleari della Casaccia (1). Nel lavoro, come ricordò nel 2000 anche il fisico Tullio Regge su Le Scienze, si sottolineava l&#8217;efficacia della mutagenesi e l&#8217;introduzione di nuovo germoplasma e di ibridazioni interspecifiche.<br />
In sostanza, il Creso era il risultato dell&#8217;incrocio tra una linea messicana di Cymmit e una linea mutante ottenuta trattando una varietà con raggi X. Per altre varietà in commercio erano stati utilizzati neutroni termici. In che misura, per esempio, il consumo continuativo di questo frumento può avere influenzato l&#8217;organismo di chi lo ha ingerito? Non si sa, né pare che alcuno voglia scoprirlo. Lo stesso Regge si limitò ad affermare che comunque «lo hanno mangiato tutti con grande gusto».<br />
E se la celiachia fosse il risultato di decenni di ripetuti e differenti interventi sulle varietà di grano che sta alla base della maggior parte del cibo che mangiamo? Chissà se a qualcuno, prima o poi, verrà voglia di capirlo.<br />
Claudia Benatti<br />
Note<br />
«Il miglioramento genetico dei frumento duro: bilancio di un ventennio di attività» su L’informatore Agrario, Verona 40, n. 29, 1984, di Bozzini, Mosconi, Rossi, Scarascia-Mugnozza</p>
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