Celiachia il disturbo più conosciuto
L’87% dei ristoratori italiani dichiara di conscere la celiachia. Questo è quanto emerge dalla lettura dell’articolo che qualche giorno fa vi avevo proposto.
Tante sono le percentuali e le informazioni che emergono dall’indagine condotta in esclusiva per Bargiornale.
Alcune considerazioni…….
La prima cosa che ho notato è come nel testo si faccia uso indifferente dei termini "allergie" ed "intolleranze". Due sono le intolleranze con diagnosi certa: quella al lattosio, zucchero contenuto nel latte e i suoi derivati e quella al glutine, proteina presente nei cereali e tutti i prodotti con essi preparati. Le allergie sono tante e diverse. Facciamo chiarezza.
"La celiachia è l’intolleranza capofila 74,3% seguita dall’intolleranza al lattosio 25% , c’è poi chi ha problemi con l’aglio, crostacei e molluschi e frutta secca". Questo dato trova piena conferma nel numero crescente dei neo-diagnosticati soprattutto in età adulta. E’ un dato confortevole dal momento che una diagnosi tempestiva e precoce aiuta, fin da subito, a migliorare l’iter della malattia stessa e sicuramente la qualità della vita dell’adulto che non ha più sintomi “inspiegabili”. Si, “inspiegabili”. Fino a qualche anno fa, quando la celiachia era ancora la malattia dei bambini, molti medici definivano così i sintomi riportati da alcuni loro pazienti. Quindi iniziava un pellegrinaggio tra vari specialisti, ognuno dei quali, dietro lauto compenso, dava la propria interpretazione senza arrivare a soluzione. Dico questo perché questa è stata la mia esperienza condivisa anche da altri celiaci.
Fortunatamente oggi la situazione è un po migliorata. Numerosi sono stati i progressi in campo diagnostico e buona è stata la campagna di sensibilizzazione della classe medica.
Il Comitato Scientifico Nazionale di AIC sta elaborando un documento per la standardizzazione della diagnosi e del follow-up nell’adulto, dal momento che ancora c’è da lavorare a tale proposito. La nuova legge stessa prevede fondi per la formazione della classe medica.
Ancora un altro dato da commentare….
Il 36,2% è pronto a preparare al momento piatti per le diverse esigenze o a proporre i piatti disponibili privi di quel determinato alimento (28,2%), mentre il 2% dice che nel dubbio preferisce non servire un cliente per timore che si senta male.
Queste percentuali comprendono anche noi celiaci. E’ da riflettere su come solo il 2% preferisce non servire il cliente. Come è possibile preparare piatti gluten free “al momento” sicuri? Per il celiaco non è sufficiente che sia servita una pasta senza glutine o una pietanza senza glutine. Alcuni accorgimenti debbono essere conosciuti e messi in pratica dal cuoco affinchè il piatto proposto sia sicuro cioè privo di contaminazione.
A questo fa riscontro il fatto che il 52% trova le informazioni necessarie per preparare questi menù documentandosi da solo. Il 30% frequenta regolarmente corsi di cucina per intolleranti/allergici, il 20% si fa aiutare direttamente con informazioni e consigli, da amici o clienti celiaci. Solo il 12% dice di essersi rivolto alla consulenza di un esperto, principalmente consulente AIC o medico.
Attenzione dunque ai ristoranti o pizzerie o gelaterie che non fanno parte del network AIC. Il "Progetto ristorazione" e il "Progetto gelaterie" contribuiscono ad evitare i disagi che il celiaco può incontrare mangiando fuori casa. Non solo…… ora è possibile trovare piatti e prodotti senza glutine anche in viaggio: grazie alla collaborazione fra AIC e Finigrill.
Ma c’è un’altra novità che sta circolando in questi giorni in occasione della Giornata Internazionale della Celiachia (GIC), di cui parleremo a breve. Dal 21 giugno pv anche Autogrill nei suoi punti vendita, all’aeroporto di Malpensa e lungo le principali autostrade del centro-nord, offrirà tre primi piatti privi di glutine e, per la prima colazione, brioche adatte ai celiaci.
Condivido però che esiste un difetto di comunicazione verso l’esterno: meno di un ristorante su tre pubblicizza la sua offerta per celiaci.
Sicuramente emerge un panorama positivo e una ristorazione collettiva sempre più attenta alla clientela con specifiche richieste alimentari. Il servizio offerto non sembra neanche costare di più dal momento che il 95,9% dei ristoratori intervistati afferma che sebbene le materie prime gluten-free siano in media più costose, il prezzo dei piatti gluten-free non varia rispetto agli analoghi piatti con glutine.
E a voi cosa ha colpito di più?




ho letto l’articolo con forte interesse e compiacimento per l’attenzione dimostrata verso le nostre esigenze.
Ho altresì evidenziato, per la mia esperienza diretta, che i ristoranti, se non quelli segnalati dall’Aic (ancora in numero molto ridotto e quasi del tutto assenti se parliamo di una ristorazione di livello medio-alto), non hanno un menù specifico o piatti selezionati predisposti per noi celiaci ma si limitano, nei casi migliori, ad adattare alcuni piatti alle nostre esigenze.
L’articolo sottolinea invece che un terzo dei ristoranti intervistati predispone un menu appositamente pensato per noi celiaci.
Vorrei invitare questi ristoratori ad una maggiore pubblicizzazione di queste loro peculiarità così da ampliare la nostre possibilità di una ristorazione fuori casa. Vorrei, inoltre, invitarli a riflettere che, dietro un celiaco, c’è sempre una famiglia , un gruppo di amici, colleghi di lavoro che, con vivo piacere, pranzano e/o cenano con lui….
Scritto da elena, il 18 Maggio, 2006 at 15:12